16/02/2004
Dovete sapere che clarence ha aggiornato la propria piattaforma blog, la stessa che sto usando ora per scrivere queste righe. Dovete sapere che non apprezzo affatto le modifiche introdotte, per cui mi sto cercando qualche altro posto un pò più accogliente dove trasferirmi. appena trovato lascerò qui il nuovo indirizzo.
04/02/2004
Il personal voice trainer
Sul sito di Repubblica un articolo su una nuova tendenza che ovviamente sta arrivando dagli States: corsi per imparare a migliorare la propria voce. Oggi per manager, domani chissà?04/02/2004
Lo schiaffo di Ascanio
Come mai l'intrepido principe sorprende tutti e si lascia andare alla prima manifestazione di violenza della storia italiana del GF? Cosa l'ha spinto a perdere i freni inibitori dell'autocontrollo per lasciarsi andare ad un gesto che, forse, avrebbe voluto compiere già in altre occasioni, nei confronti di una persona che, per sua stessa ammissione, poco sopporta?La casa è indubbiamente un luogo che scatena dinamiche fortemente emotive tra i suoi membri; oltretutto l'esigenza di recitare una parte per essere notati dal pubblico porta tutti quanti ad esibire sé stessi, invadendo spesso lo spazio sociale degli altri, che è costituito non solo dallo spazio fisico, ma anche dalle attività, dal modo di comunicare, dal modo di apparire (trucco, abbigliamento), dal linguaggio corporeo, dall'adeguarsi o meno ai ritmi degli altri. Siamo quindi in una situazione in cui non può esserci molta sintonia tra i membri, e lo dimostra il gergo da branco, come notato dallo stesso Patrick. Si è formato un gruppo di caccia, inteso in senso antropologico, che fa salire alle stelle la tensione, l'adrenalina, e che porta quindi a gesti inconsulti. Credo che, se la formazione rimarrà sostanzialmente immutata, sarà facile che gli eventi precipitino, nei giorni a venire. Se qualcuno se lo sta chiedendo, no, io non penso che Ascanio se ne andrà dalla casa di sua spontanea volontà. Diversamente non avrebbe cominciato i rituali di riappacificazione con gli altri membri. Strano però che sia stato lui a cedere per primo alla tensione, non trovate? O forse è vero quel che raccontava l'ex fidanzata fuori dalla casa, quando non si sapeva chi sarebbe uscito tra lui e Renato: per piacere al principe, bisogna soddisfarlo in ogni suo desiderio...
03/02/2004
La lingua degli affetti
Sul sito della Repubblica un interessante approfondimento tratto dall'ultimo numero di Micromega in cui Nora Galli dè Paratesi analizza il linguaggio adoperato dal premier Silvio Berlusconi per tenere i suoi comizi pubblici: "...Chi parla cerca di raggiungere la persona privata e di instaurare un rapporto emotivo diretto che passa attraverso il sentimentalismo e non il ragionamento politico o sociale. La corda è quella del pietismo, non quella della considerazione politica di fatti, idee, diritti e ruoli. Quindi siamo sul piano, non delle scelte politiche e delle argomentazioni, ma delle condivisioni emotive..."03/02/2004
Slogan al posto di concetti
Sto notando una progressiva perdita di significato (-i) nell'uso corrente dell'italiano, per cui ogni proposizione non è più un particolare di un discorso in evoluzione, ma slogan che concentra in sè il proprio significato meglio di quanto potrebbe fare qualsiasi sua analisi critica. (Quanto segue è ispirato da questo post)Devo premettere che l'idea l'ho filtrata da uno dei monologhi di Beppe Grillo, in particolare quando parla del rischio che corriamo in un mondo in cui, anche a causa di astute operazioni di marketing, certe parole del cui significato siamo ben consapevoli e hanno su di noi un effetto di risposta automatico, acquistano nuovi significati.
Diciamo che alla parola ecologia, forte di connotazioni positive, altruistiche, legate al vissuto adolescenziale scolastico, al "ritorno alle radici", ad una vita più in equilibrio con proprio ambiente, si insomma diciamo che io associo questa ad un altro concetto, non altrettanto piacevole, un concetto che ha bisogno di "riscatto", e comincio a scrivere ovunque "benzina ecologica". Secondo Quine, ogni uso che vien fatto di una parola contribuisce a determinarne il significato. Dato questo concetto per assunto, mi ritrovo con un'ecologia meno "ecologica", non più così fondamentale nei suoi aspetti, più disponibile a concessioni, a compromessi; insieme ad una benzina sana, salubre, oddio, vitale. Certo, è un eccesso. Certo, nessuno di noi ancora ha mai confuso i due termini. Voglio sperare.
Eppure semanticamente parlando qualcosa è cambiato. A rigor di logica la locuzione "benzina ecologica" dovrei qualificarla come un ossimoro, una figura retorica che uso per la forza che esprime in virtù della sua contraddizione. Invece ci sono abituato, e sentirla non mi fa quest'effetto. Ora, escluso l'uso in quanto figura retorica, qual'è il significato di questa locuzione? Partiamo da più a monte. Quale sarebbe stato il suo significato prima del suo conio ufficiale in seno al marketing?
Nessuno. Il segno "benzina ecologica" mancava di un significato. Non di un referente, questa liquido che andava versato all'interno del serbatoio esattamente come quell'altro che l'aveva preceduto. Insomma, guarda un pò che gran bel giochetto che ti combino: prendo due parole, che accostate non significano nulla, ma prese una per volta mi si "ripuliscono" a vicenda. Dò loro un significato nuovo, quello che mi pare, e lo faccio subdolamente, col mezzo più consono: la televisione. Automobili che lasciano dietro a sè scie di mughetti. Proprio come i disegni che facevamo alle elementari... Capite che ora, quel concetto nuovo, ispirato, elegante, soave, è talmente patrimonio della nostra cultura che è diventato inattaccabile. Perchè se io dico "questa non è ecologia" c'è chi, dati alla mano, mi può dire che "ecologicamente parlando, questa benzina è meglio di quella prima". Certo.
Ma durante gli spot, di tutto questo discorso, non c'è traccia. Nulla che aiuti la riflessione critica. Nulla a mettere in guardia il fruitore dalla conseguenza di accettare passivamente un certo messaggio (slogan) unito a certe immagini. Specie se il destinatario è un adolescente. O un bambino piccolo. Così si trasforma la nostra cultura, e il nostro modo di far cultura. Il cartello ogm free è, nella mia interpretazione, un semplice slogan, così come quello "comune denuclearizzato". Abituati ad una cultura di associazioni positivizzanti trasposta dal gergo pubblicitario comunichiamo anche noi, spesso inconsapevolmente, per slogan. Cioè per affermazioni che mutuano il proprio significato da altre, citazioni, in un gioco di echi e rimandi interminabile, un pò come i filosofi rimandano ai rispettivi lavori, ma, a differenza di questi, senza mai critica, e senza mai discussione di ragione e di merito. Con la terribile consapevolezza che al fondo dei rimandi c'è spesso un concetto creato ad arte per piacere, per ammiccare, un concetto che finisce per essere usato ben al di fuori del suo ristretto ambito d'origine, e si diffonde a macchia d'olio, diventa parte della cultura "qualunquistica", dove non si è legati a concetti quali la forma, la dizione, la grammatica, la prammatica.
L'esporre l'indicazione ogm frii, comunque scritto, è pura convenienza da commerciante (non me ne vogliano...). Uno specchietto per le allodole, un'occasione. Lo espongo perchè posso farlo (raggiungo i requisiti), non perchè sto comunicando una presa di coscienza, posizione, intenzioni, che integrerei con dichiarazioni programmatiche, risoluzioni, che so, stanziamenti per favorire per la popolazione l'acquisto di cibi OGM, un programma di educazione per le scuole per capire la differenza tra OGM e biologico, e via dicendo. Perchè se lo facessi per promuovere la cultura, sarei il primo a preoccuparmi di forma, dizione, eccetera eccetera.
01/02/2004
Il ruolo dell'insegnante
Sabato ho visto, per la prima volta per intero, anche la trasmissione Amici. Ne parlo qui solo perché ho notato il braccio di forza tra un insegnate ed un alunno, reo di non aver provato a sufficienza la sua parte come gli era stato chiesto. Per questo motivo l'insegnante approfittava della trasmissione per umiliare il ragazzo, il quale, pur rispettosamente, rivendicava un diritto al dialogo, ad esporre le proprie motivazioni.Io credo che l'insegnante, se vuol essere tale, dovrebbe prima di tutto imparare l'arte più difficile tra le competenze sociali: l'arte di ascoltare. Dovrebbe impararla per poi metterla in atto, mostrarla ai suoi allievi, farsi modello di vita tollerante. A nulla vale l'insegnante che, pur perfetto padrone di una qualche tecnica, pretenda di trasmetterla tramite l'imposizione, il ricatto, la coercizione. Eppure è un modello che ho visto ripetersi più e più volte, nella mia giovine vita.
di loubregand at 21:03:09
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31/01/2004
Grande Fratello
Sto seguendo con interesse la nuova edizione del Grande Fratello. Premetto che anch'io ero uno di quei personaggi un pò snob che rifiutano di immischiarsi con questi "show di bassa lega", poi un mio professore mi ha fatto riflettere sul fatto che non c'è "laboratorio d'osservazione" migliore, per uno psicologo, che osservare altri esseri umani obbligati a vivere la propria quotidianità davanti a telecamere nascoste. Da un punto di vista più "professionale" la trasmissione ha in effetti acquisito un suo fascino...Nei prossimi giorni credo che lascerò qui appunti sulle riflessioni che la trasmissione mi suscita, nel frattempo ricopio un commento che ho lasciato sul blog di Floria:
Perché dobbiamo considerare il Grande Fratello soltanto come una mera stupidaggine televisiva? Voglio dire, è vero che i reality show nascono dallo sfruttamento commerciale del desiderio voyeuristico di osservare altri nostri simili, commentarne le azioni e farcene giudici, oltre al forte desiderio individuale di esposizione che si è sviluppato in questi decenni, grazie all'assuefazione al medium televisivo. Ma è anche vero che la spinta alla base del loro successo è un forte desiderio "popolare" di appropriarsi del mezzo televisivo, di "farlo uguale a sé", di colonizzarlo. Oggi le persone comuni vogliono essere protagoniste, in trasmissioni che facciano a meno dei copioni, vogliono essere protagoniste e spontanee. In fondo vuol dire che ci piacciamo, ed è già una bella cosa. Oltre a questo, io da buono studioso di psicologia apprezzo molto l'occasione di osservare le persone agire, confrontarsi, intrecciare relazioni in un ambiente in cui si sentano "a proprio agio", come vuole il filone della ricerca ecologica.
di loubregand at 21:10:36
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